6 Marzo 2021

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di: Lavoriamoxmilanoconsala

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Categorie: Blog

Un alfabeto per le donne

Ma esiste un alfabeto delle donne o per le donne? Proviamo a snocciolarlo, mettendoci quella fantasia cui (anche) il Covid ci impone di fare ricorso in questo periodo di oggettive, e giustificate, restrizioni.

A come argento, il colore che rappresenta il capelli delle signore più anziane o diversamente giovani. La nostra città, soprattutto negli anni a venire, non potrà dimenticare le donne di fascia di età maggiore, spesso sole, che hanno bisogno di sicurezza ma anche di un welfare che le sostenga e non solo nei casi di malattia o di salute cagionevole ma proprio nel day by day quando, a dispetto di volontà ed capacità cognitiva ancora molto valide, la resistenza fisica comincia a dare qualche (lieve) segno di cedimento. Ma A sta anche come Amiche: e la “vera amicizia femminile – parola di esperta – è un sentimento sublime”. Lasciamo che si esprima in un contesto urbano che favorisca gli incontri, garantendo sicurezza alle protagoniste.

come bambine. Non possono mancare loro asili nidi e scuole materne dove crescere, luoghi sani e protetti dove giocare, centri sportivi accessibili: devono poter crescere in una città che pensa, sin da quando sono piccole, a mettere a loro disposizione le migliori occasioni dove esprimersi, senza pregiudizi di genere. E allora le iniziative come Stem in the City devono moltiplicarsi, non essere legate a precise date e/o periodi dell’anno: Milano potenziale laboratorio di scienziate… pensiamo a Maria Ercoli Finzi, prima donna italiana ingegnere aeronautico uscita dal nostro Poli, che ha coniugato la ricerca nello spazio e ben cinque figli!

come Covid. Le donne milanesi sono state in prima fila con il Covid del quale hanno sopportato e combattuto il peso nella gestione del lavoro, in presenza e/o da remoto (quando non perduto…), della didattica a distanza, delle cure degli anziani più fragili di casa. Continuando a svolgere le loro funzioni di prima, più quelle imposte dai lockdown, in un contesto reso più in salita dalle limitazioni in tema di orari, trasporti, spostamenti ma sempre attive. Nulla di diverso da quanto avevamo visto in tempi bellici quando avevano sostituito da brave Compagne i loro mariti ai posti di produzione. Per non dimenticare la Conciliazione dei tempi dedicati a lavoro e famiglia: una istanza cui il pubblico deve dare risposte concrete, adeguate ai nuovi ritmi.

D come semplicemente donna. Senza dimenticare mai che donna viene dal latino domina… Un ruolo di primo piano nel mondo della natura che, nei secoli, si è trasferito pari pari anche nella architettura sociale, per merito e capacità prima ancora per rivendicazioni. E di cui Milano ci ha fornito preclari esempi,  se non per natali per accoglienza, terreno di crescita. Pensiamo alla dottora dei poveri, Anna Kuliscioff, che faceva dire di lei, donna colta, medico ginecologo, rivoluzionaria per l’epoca, ad Antonio Labriola “A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kulisciova”.

potremmo proseguire per arrivare fino a ……

Z come zero. Zero violenza e zero discriminazioni di genere; zero mancanze di rispetto. Zero disconoscimento del merito. 

A queste richieste, istanze, bisogni, può dare una risposta concreta e puntuale la Milano riformista che Beppe Sala vuole regalarci ancora per i prossimi cinque anni, consolidando le azioni già intraprese ed arricchendone numero e significato. Azioni cui la nostra lista vuol dare un concreto e primario contributo non solo in nome di soli (e vaghi) ideali o filantropismo ma per la crescita armonica di tutte le componenti della città.

La miglior Mimosa per le donne che a Milano vivono e gravitano. Non solo l’8 marzo.

Giovanna Guzzetti