30 Gennaio 2021

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di: Lavoriamoxmilanoconsala

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Categorie: Blog

Milano Verde e Blu

Milano, febbraio 2020. Prima che tutto accadesse Milano stava correndo in tutte le classifiche principali: dalla crescita nel numero degli abitanti – a fine settembre 2019, 1.4mil tondi – , ai primi posti tra le migliori università nazionali del proprio Politecnico, anche per le ottime performance registrate nell’employment degli studenti post laurea; dagli investimenti in edilizia a quelli in sostenibilità ambientale, e via di questo passo. Poi, la battuta di arresto. Il nemico invisibile, il cigno nero, che forse del tutto nero non era: la pandemia globale che ha colpito ancora più duramente proprio i gangli vitali del Paese, laddove si generava il maggiore benessere. Abituati a correre, il rallentamento non ci ha portato a una camminata leggera, ma verso un drammatico stop delle attività. 

Il dna di Milano è da sempre basato sul lavoro, la socialità e la condivisione dei tempi e degli spazi, la città ha quindi sofferto e soffre, più di tutti, questa emergenza sanitaria. Emergenza che limita, se non addirittura vieta, proprio quelle interazioni che sono alla base del successo di Milano.

Le gravi ripercussioni nell’economia di Milano rendono chiaro che il tessuto connettivo dell’economia cittadina richieda importanti interventi di riprogrammazione e di rivitalizzazione. Interventi compatibili con un quadro di limitazioni, che, anche se allentate rispetto alle attuali, comunque compromettono, e comprometteranno ancora per un po’ di tempo, la routine precedente. A ogni livello e in ciascun settore, in particolare in quegli ambiti cresciuti moltissimo negli ultimi anni: turismo, eventi, cultura, ristorazione, entertainment. Il quadro non è certo dei più rincuoranti e la sfida è ardua.

Ma Milano potrà reagire con efficacia, semplicemente, se continuerà a fare Milano. Mettendo nelle proprie priorità la lotta alla burocrazia, per esempio. Per favorire gli investimenti privati, superando, finalmente, quel retropensiero per cui soltanto un eccesso di procedure e processi possono garantire il rispetto delle regole. Milano è stata, e sarà senz’altro ancora, la punta avanzata nel Paese, Milano vicino all’Europa, come cantava Lucio Dalla prima che l’Europa si unisse davvero. Se riusciremo a essere tali anche nella lotta alla burocrazia, moltiplicheremo le prospettive di rinascita.

Milano deve continuare a fare Milano, dicevamo. La città dove le cose accadono: l’area metropolitana che con 360 miliardi di dollari è la prima area in Italia e undicesima al mondo per prodotto interno lordo. E il principale polo per gli investimenti stranieri in Italia (sesto in Europa). Il 10% del PIL del Paese si genera all’ombra della Madonnina (o del Bosco Verticale, se preferite). Ma è anche la città più smart d’Italia, in prima posizione per la mobilità sostenibile, con ottimi risultati anche negli ambiti qualità sociale (2° posto) e trasformazione digitale (3°). 

Milano deve continuare a fare Milano, insomma. Ma attenzione: non significa affatto sperare di tornare al punto di partenza. Perché quel punto, semplicemente, non c’è più o comunque si è spostato. Ci sono nuove e meno nuove, ma sempre potenti sollecitazioni: l’ambiente, la salute, l’inclusione sociale, la prossimità dei servizi, da cui discende il progetto della città “in 15 minuti”, dove i servizi sono garantiti in ogni quartiere a distanza di massimo 15 minuti, appunto. 

Continuare a fare Milano significa anche non cessare mai di guidare e governare le innovazioni. Come è successo a Milano nel dopoguerra, e dopo ogni crisi che ha attraversato il Paese dal secolo scorso. Aiutare e non mortificare l’intraprendenza delle persone, associazioni, aziende. Quella naturale propensione alla creatività, alla visione e all’azione che solo contesti fertili possono permettere. Immaginare una strategia che potremmo chiamare “Verde e Blu”, dal titolo del Festival che si è svolto nello scorso settembre al Parco BAM – Biblioteca degli Alberi, luogo iconico della nuova Milano, preso in prestito dal libro del famoso filosofo Luciano Floridi, tra i maggiori pensatori globali contemporanei, Presidente di Base Italia, e ospite d’eccezione del Festival. Il verde è inteso come il colore della sostenibilità e dell’economia circolare, e il blu quello del digitale e dell’innovazione, i fattori abilitante del verde. Le due gambe sulle quali può tornare a camminare un progetto umano, degno di questo nome, per questo secolo.

Non è un caso se a Milano hanno sede i maggiori venture capital, le sedi degli incubatori e acceleratori, delle multinazionali hi-tech e delle imprese e centri di ricerca ad alta innovazione scientifica e tecnologica. Del Politecnico abbiamo già detto. Ma anche di molte associazioni attive nell’innovazione sociale. Se non a Milano, dove altro può verificarsi nel Paese una riprogrammazione positiva delle attività economiche e sociali? Nuove modalità di lavoro, città sempre più a misura d’uomo, aperta e inclusiva, pulita. Città dove progettare e realizzare una migliore vita collettiva, oltre la pandemia, oltre gli stop.  

D’altronde è sempre Dalla che canta “Milano che come un uccello gli sparano, ma anche riprende il volo”. E Milano vuole senz’altro continuare a volare.

di Alessandro Beulcke
Base Italia