6 Aprile 2021

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di: Lavoriamoxmilanoconsala

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Categorie: Blog

La mia grande Milano

Una cosa è certa, l’America e Milano hanno qualcosa che le accomuna: un sogno. 

Il celebre sogno americano che un secolo fa accompagnava milioni di italiani ad emigrare nella terra delle opportunità; da anni si ripresenta all’interno dei nostri confini, portando Milano in testa ad ogni classifica.

Milano è diventata nel giro di pochi anni una meta ambita da molti, perché capace di rispondere in modo omogeneo a bisogni eterogenei di generazioni e culture differenti.

Una destinazione raggiunta da tanti giovani che si allontanano dai propri territori di origine per iniziare un’avventura lontani dalla culla familiare, o al contempo, per coloro ai quali la comfort zone è mancata e la stanno cercando. 

La pandemia da Covid19 ha messo in pausa questa città che correva in maniera inarrestabile, e le ferite si iniziano a vedere. 

Lo spirito e la vitalità che la caratterizzavano lasciano spazio alle luci spente, alle saracinesche abbassate e agli annunci di vendesi o affittasi. 

Il momento è indubbiamente difficile, tutte le generazioni sono state colpite.

La pandemia ha interrotto tanti aspetti di vita quotidiana ma la capacità di intervento e di visione per chi ha potere decisionale non deve mai interrompersi. Questo è il momento di pianificare strategie ed interventi per riportare Milano alla stessa velocità, se non migliorata, dei livelli pre-pandemia.

Le alte performance economiche associate a un buon livello di attrattività, competitività e reputazione sono state punti di forza che hanno caratterizzato la città in questi anni, ma che il Covid ha reso vulnerabili, ed oggi non sono sufficienti.

È necessario costruire uno sviluppo inclusivo e sostenibile che coniughi la dimensione ambientale, economica e digitale con quella sociale.

Si riparte iniziando dalla base, facendo tesoro dei duri insegnamenti appresi dalla pandemia, investendo in coloro che saranno il futuro.

Continuando ad essere per il Paese una città da emulare, perché sensibile e attenta, costruendo programmi innovativi di istruzione già dai primi anni di età, offrendo nuovi modi di apprendimento agli adulti di domani. 

Dedicando tempo al gioco, alla libera espressione e all’attività fisica all’aria aperta per trasmettere valori come la socializzazione e l’inclusione, la disciplina, il rispetto delle regole e dell’ambiente. 

Offrendo servizi sempre più completi e vicini ai cambiamenti lavorativi dei genitori, che siano smart worker o mamme e papà single.

Ma seguendo anche le best practice dei paesi scandinavi che come sempre ci insegnano alcuni punti fermi dai quali partire per rendere una città green per davvero. Dai sistemi intelligenti per lo smaltimento dei rifiuti, all’impiego di energie rinnovabili e l’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale per progetti pensati in primo luogo per l’uomo.

Puntando sulla cura e l’incremento del verde cittadino perché sia un vero e proprio polmone per i suoi abitanti.

I giovani sono una risorsa importante per Milano, ed il talento celato in loro contribuisce alla crescita della città.

Si stima che solo a Milano gli studenti fuori sede valgano 700 milioni, e nell’ultimo anno gli studenti che hanno svuotato gli appartamenti in affitto per tornare al paese di origine sono numerosi.

Se questo fenomeno dovesse persistere, con giovani che non tornano a Milano perché frequentano corsi universitari online, o peggio, perché abbandonano gli studi, il problema diventerebbe importante. È necessario intervenire in primo luogo sul costo degli affitti, offrendo ai proprietari degli immobili importanti sgravi fiscali per agevolare tariffe ridotte ad affittuari under25 o studenti universitari, accompagnandolo a forme contrattuali più semplici. L’intervento apporterebbe benefici sia in termini economici per la città, che in termini sociali e valoriali, incentivando i giovani ad iscriversi a corsi universitari con meno remore economiche nei confronti dei familiari o delle proprie entrate. In concomitanza, favorire il dialogo tra il mondo universitario e lavorativo per incrementare le opportunità di impiego durante e post laurea, anche per offrire ai neolaureati le giuste competenze richieste dal mercato del lavoro, molto spesso troppo distanti dalla domanda.

Per avere visione va ripensata la città anche in termini di dimensioni.

Le periferie rimangono ancora troppo poco considerate e non basta fare interventi di pseudo integrazione pensando che magicamente si inglobino nella città. Non basta integrare concentrando, ma allargando. 

La periferia non può continuare ad essere considerata un quartiere dormitorio o una zona marginale dove regna l’incuria.

Vanno favorite le condizioni per incrementare l’imprenditorialità in zone fuori dal centro, generando un impatto positivo per la sostenibilità e l’inquinamento, ma contribuendo anche alla crescita di domanda e offerta di lavoro e di conseguenza offrendo stimoli e servizi ai cittadini, utili per riaccendere nel singolo un senso di coesione sociale e appartenenza, che da tempo si fatica a riconosce.

Di Naomi Fonti