19 Aprile 2021

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di: Lavoriamoxmilanoconsala

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Categorie: Blog

L’innamoramento culturale dei milanesi

Il 12 aprile scorso molti milanesi sono stati presi di sorpresa da uno spettacolo naturale che raramente si può godere nella metropoli che scarseggia di scorci di cielo: un arcobaleno completo, doppio, che per lunghi minuti ha lasciato a bocca aperta chi è riuscito a goderselo col naso all’insù. E poi, come d’incanto, è scomparso: d’altronde, ragionando, ho immaginato che si chiamasse arco -“baleno” proprio per la sua rapidità nell’apparire e scomparire, appunto, in un baleno. Questo scenario fiabesco, mi ha riportato alla memoria, oltre a storie di pentole piene di monete d’oro, anche la passione che noi milanesi mettiamo nella cultura, perché ci piace essere circondati, avere radici e allungarci in essa…un po’ come quell’immagine dell’arcobaleno ricopriva splendidamente la città meneghina.

D’altronde, ripassando le nostre radici celtiche, romane e poi ambrosiane vediamo che ci sono impronte che tuttora ci chiamano e ci parlano: a volte sussurrano soltanto, perché l’urbanistica e la storia non permette loro di esprimersi in modo più esplicito, ma ecco che ci vengono incontro appassionate e sapienti guide turistiche della città di Milano (sono ormai numerose le organizzazioni private che svolgono questo compito) che ci aprono scrigni, porte e cortili alla scoperta delle nostre origini.

Nell’ambito della pandemia, questo percorso di conoscenza non si è arenato e, grazie alla tecnologia e alla digitalizzazione, ci sono stati diversi esempi sia di webinar con approfondimenti artistico-culturali, sia di viaggi virtuali in location storiche. Questo approccio “nuovo” alla conoscenza ha permesso senz’altro una diffusione maggiore dei contenuti culturali anche se ho notato che spesso il pubblico presente ai webinar era di un’età non giovane. Ciò è positivo da un lato perché colma il bisogno sociale di solitudine degli anziani, ma da un altro lato esprime ancora una difficoltà ad attrarre i giovani su temi più impegnati.
E’ come se l’innamoramento culturale di cui si parlava prima sbocciasse solo in età adulta: ma io non credo a questa affermazione.

Credo invece nell’importante ruolo che possono avere i grandi maestri, che non è detto che siano i professori scolastici o universitari, possono essere i genitori, un amico più grande, una zia…che educano al bello di Milano: il bello di Milano non è solo il Mojito o il Moscow Mule ai Navigli, ma sono il Caravaggio e il cartone di Raffaello alla Pinacoteca Ambrosiana, gli scavi del Duomo e di Santa Tecla, Palazzo Visconti e il percorso di Renzo del Manzoni, un film commentato dal regista all’Anteo, …

Milano è grande e ho scoperto recentemente, mea culpa, che è stata divisa in quattro distretti museali: il Parco Sempione, Piazza Duomo, i Giardini Pubblici di Porta Venezia e l’area dell’ex fabbrica Ansaldo. E’ un modo per dare coesione a una rete con un’offerta molto ricca di mostre (quando tornerà il tempo) e di edifici. Questi quattro poli mi fanno tornare alla mente i quattro punti cardinali, che dovevano ricordare una croce, con cui Ambrogio fece edificare le quattro basiliche principali “a guardia” della città di Milano.

Ecco il tema della croce, cristiano, e dell’incrocio, laico, ma sempre con la finalità di unire e di abbracciare la cultura. Sì, noi milanesi siamo innamorati della cultura e non vediamo l’ora che riapra tutto per poter andare in giro con il naso all’insù e scoprire nuovi arcobaleni.

Lucia Bettetini