21 Giugno 2021

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di: Lavoriamoxmilanoconsala

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Categorie: Blog

La vocazione internazionale di Milano ai tempi del Coronavirus

Diceva Philippe Daverio che “Milano rimane pur sempre l’unica metropoli internazionale d’Italia”.
È una affermazione molto vera, che fotografa nitidamente la Milano degli anni Duemila, e che continua a
essere valida, un po’ paradossalmente forse, anche ai tempi del Coronavirus.
Se analizziamo i dati sulla popolazione milanese notiamo infatti che negli ultimi 15 anni la presenza di
stranieri residenti a Milano è aumentata considerevolmente e che quindi oggi 1 milanese su 5 ha origini
internazionali.
Anche gli arrivi di turisti internazionali nel 2019 avevano superato di gran lunga (+ 500.000) i numeri del
glorioso 2015, anno in cui, grazie a Expo, Milano ha dato uno slancio alla sua attrattiva internazionale,
acquisendo una notevole visibilità su scala mondiale. Una indagine di Polis Lombardia ci rivela infatti che
dal 2015 il trend è in costante crescita e che gli stranieri rappresentano oggi più del 50% sia di arrivi che di
presenze totali nella città meneghina.
Sempre grazie ad Expo, Milano è arrivata a detenere un record importante anche nell’ambito della
diplomazia internazionale, posizionandosi come la città europea non capitale con il maggior numero di
consolati (a livello globale è superata solo dalla città di New York), che sono oggi più di 120. Questo dato ha
un valore molto importante per la città, per i cittadini e per le imprese, perché rende più dirette e vicine le
collaborazioni e gli scambi culturali, le sinergie di business e anche quelle iniziative e quei momenti di
confronto con le comunità straniere presenti sul territorio.
E in Italia nessun’altra città registra questi numeri e questa forte attrattiva internazionale.
Ma cosa è successo a questo slancio internazionale con la pandemia di COVID-19?
Se da un lato il virus ha portato forti restrizioni alla mobilità fisica e ha praticamente bloccato viaggi e
spostamenti oltre confine, facendoci tornare a una dimensione più locale o quantomeno regionale,
dall’altro, questi scambi internazionali si sono potuti addirittura moltiplicare, grazie alle tecnologie digitali.
Un esempio evidente di ciò è la Digital Week (la più importante manifestazione italiana dedicata al digitale
organizzata a Milano con cadenza annuale) che da evento locale è diventata, con l’edizione 2021 dello
scorso marzo, un appuntamento internazionale, passando dai 300 eventi organizzati in presenza per la
prima edizione (2018) a più di 650 eventi (tutti online) per l’edizione 2021, che si è svolta in piena
pandemia, aprendo i momenti di discussione a una platea internazionale, favorendo così la condivisione di
best practice innovative a livello globale.
Il Covid ha anche sorprendentemente accelerato le iscrizioni di studenti internazionali negli atenei milanesi.
Stando alla ricerca “Your next Milano” (presentata lo scorso febbraio dal centro studi di Assolombarda e
Milano&Partners), infatti, per l’anno accademico 2020/21 si sono iscritti al primo anno ben 5.400 studenti
internazionali in più rispetto all’anno precedente, in cui si registravano già quasi 15.000 studenti stranieri
(circa il 6,7% degli studenti complessivi).

Sempre in ambito universitario, la didattica a distanza ha spinto notevolmente la internazionalizzazione
degli atenei milanesi, offrendo la possibilità di incontrare (seppur virtualmente) altre Università e altri
docenti e di organizzare (sempre virtualmente) programmi di scambio verso realtà che fisicamente non si
era mai riusciti a raggiungere prima, aumentandone quindi l’accesso. E scambi di questo tipo sono
fortissimi abilitatori di conoscenza, soprattutto per i giovani.
E non dimentichiamoci che Milano sta giocando una partita molto significativa in qualità di candidata a
ospitare la terza sede del Tribunale Europeo dei Brevetti (in aggiunta a quella di Parigi e di Monaco di
Baviera, e in sostituzione di quella londinese in seguito alla Brexit), una importante occasione per ancorare
l’Italia ai grandi assi su cui si decide la competitività economica su scala globale.
A proposito di economia: per quanto riguarda il mondo delle imprese, proprio pochi giorni fa l’Ufficio Studi
di Unione Artigiani della Provincia di Milano ha diffuso i numeri sulla presenza di imprese intestate a
stranieri nel mondo artigianale: a Milano, nei settori dell’edilizia e della pulizia, ora più di 1 artigiano su 2 è
di origine straniera (rispettivamente il 52% e il 63%). Ed è inoltre chiaro che la tendenza non interessa solo
questi due settori: in ambito alimentare la presenza di artigiani stranieri è al 47%, nel tessile al 43% e per
quanto riguarda il campo del legno-mobile al 27%.
Analizzando lo storico dei dati Infocamere, inoltre, si può certamente affermare che negli ultimi dieci anni
complessivamente le realtà guidate da imprenditori non italiani sono cresciute del 70%, e la gran parte di
esse si trova a Milano città (46%) e nell’area metropolitana (39%). E la pandemia è stata un acceleratore
anche in questo ambito, spingendo diverse persone a reinventarsi con una attività propria a causa della
crisi.
Non dimentichiamo, poi, che anche la cultura gioca un ruolo fondamentale per la internazionalizzazione di
Milano: la ventiduesima edizione de La Milanesiana (la storica rassegna culturale milanese ideata da
Elisabetta Sgarbi), che si è aperta proprio in questi giorni, ad esempio, per la prima volta prevede anche una
tappa internazionale, a Parigi.
Milano esce quindi dal Covid ferita, come il resto del mondo, ma con una vocazione internazionale ancora
più segnata e favorita.
E se internazionalizzazione vuol dire inclusione, confronto, arricchimento, progresso, internazionalizzarsi
significa educarsi ad alzare lo sguardo, a dialogare con un altro diverso da sé; vuol dire mettersi in
discussione ed essere disposti a imparare e innovare. E per una città come Milano, continuare a
confrontarsi con il mondo, ad ascoltare le più di 150 etnie residenti in città è una occasione unica per
arrivare pronti al futuro.
Lavoriamo insieme per non sprecare questa occasione di crescita per la città, per i milanesi e per l’Italia.

Veronica Campogiani