25 Aprile 2021

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di: Lavoriamoxmilanoconsala

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Categorie: Blog

La Milano cinematografica

Il regista della Nouvelle Vague Jean-Luc Godard diceva che “tutto ciò che serve per fare un film è una ragazza e una pistola”.

Nella sostanza come dargli torto? Qualsiasi racconto che abbia un valore universale non può fare a meno di una storia d’amore, in una successione di eventi imprevisti e spettacolari.

Tuttavia – e Godard lo sapeva benissimo – per fare un film, oltre ad una buona storia, servono i soldi per realizzarla.

Il mondo della produzione cinematografica italiana è da sempre “Romanocentrico” per un’infinità di motivi anche molto validi che vanno dal clima favorevole, alla bellezza (sì, quella lì, la grande) fino alla politica nazionale che legifera, anche sul Cinema, da Roma.

Nel Cinema italiano, da anni inizialmente gloriosi (poi sempre meno), fino a una nuova, a dire il vero molto incoraggiante attualità, il ruolo del produttore cinematografico è cambiato molto.

Le figure carismatiche e un po’ letterarie del produttore che rischia del suo si sono sostituite – almeno in Italia e in Europa, perchè negli Stati Uniti quella figura in parte esiste ancora – a finanziamenti erogati attraverso bandi ministeriali, e soprattutto europei, con molte opportunità come, ad esempio, il Tax Credit. Senza addentrarci troppo in questioni tecniche, possiamo tuttavia ricordare che esiste un fondo previsto dalla legge Cinema che proprio quest’anno è aumentato a circa 636 milioni di euro. Di questi, circa 313 milioni sono destinati al sistema Tax Credit per le imprese di produzione, di cui 85 milioni destinati esclusivamente alla realizzazione di film per il Cinema.

Ma intanto il Cinema è sempre uguale a se stesso? 

Sì e no. 

L’opera cinematografica d’autore fortunatamente esiste e resiste ancora, ma la fruizione dei contenuti è molto cambiata nell’era digitale; la richiesta di contenuti si è moltiplicata e, complice la pandemia Covid, anche il Cinema si guarda in un altro modo. Fermo restando che una buona storia rimane tale sia se la si racconti davanti a un camino che in una piazza, ad affiancare il Cinema in senso classico sono arrivate le Serie, quasi sempre, prodotti produttivamente ineccepibili e di valore universale, fruibili attraverso lo streaming.

A partire dagli anni ’80, con l’avvento della televisione commerciale e con un notevole rilancio dell’economia, accanto alla classica produzione cinematografica romana, si fa strada e cresce la produzione cinematografica milanese, sostanzialmente dedicata alla realizzazione di spot pubblicitari.

A Milano, negli anni, si sono sviluppate e affermate realtà produttive che solo saltuariamente, e molto raramente, hanno avuto accesso al Cinema per come lo conosciamo.

Eppure, queste realtà produttive milanesi hanno generato hardware e software che dovevano confrontarsi con un mercato diversissimo dal Cinema nazionale: si dovevano confrontare con livelli qualitativi internazionali, perché quello dell’advertising è un mercato aperto al mondo. Tutto il mondo.

Così grandissimi talenti stranieri vengono a girare spot pubblicitari a Milano consentendo di sviluppare, sotto la loro ombra, talenti nostrani sempre più importanti e competitivi internazionalmente. Non solo registi, ma anche producer, direttori della fotografia, macchinisti, scenografi, costumisti, truccatori, fonici, montatori. E quindi postproduzioni, effetti speciali, colorist, grafici 3D. Professionisti di livello internazionale, per lo più non presi in considerazione dal sistema del Cinema che per molto tempo non ha visto questo potenziale esistente e inespresso: il potenziale che la Milano cinematografica può offrire. 

In parallelo, eccellenze teatrali come il Piccolo Teatro, ma anche la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi o l’Accademia dei Filodrammatici, sviluppano scuole di talenti attoriali che Cinema e Serie TV non prendono in considerazione con sufficiente merito, metodo e costanza, relegando la scelta al solo mercato romano.

Non c’è e non deve esserci una contrapposizione di campanili. Tutto questo sa di muffa e qualsiasi derby nazionale non solo è anacronistico, ma del tutto fuorviante.

Sempre e comunque accanto, Roma e Milano costituiscono un Sistema Paese coeso, non campanilistico.

Milano ha un potenziale tecnico e creativo che si è costruita in quarant’anni di percorso artistico, tecnico e imprenditoriale che andrebbe aiutato per un mercato, quello dell’audiovisivo, che è vettore di cultura e d’impresa perché – ormai è chiaro – la Cultura arricchisce, e non solo spiritualmente.

In una Milano sempre più moderna, in continua evoluzione territoriale e architettonica, unica vera finestra del Paese sull’Europa e con le capacità sin qui raccontate, Milano sta cercando di diventare la piazza cinematografica che merita, riuscendo già ad attirare interesse anche all’estero. 

È adesso che le Istituzioni milanesi devono aiutare il settore audiovisivo dando loro strumenti che al momento sono insufficienti. È adesso che le Istituzioni milanesi devono mettere il piede sull’acceleratore.

Per esempio, non esiste a Milano una Film Commission degna del potenziale che la città esprime. Pensiamo a realtà come la Puglia, il Friuli o il Piemonte, per fare degli esempi di eccellenza. Presidi sicuramente e giustamente politici e istituzionali che devono tuttavia imparare a delegare ai tecnici, che di questo mestiere hanno fatto la loro vita.

Le Istituzioni milanesi, sotto questo profilo, arrancano e i professionisti del settore hanno bisogno del loro contributo, proprio ora che finalmente, dopo molti anni, anche Milano può mettersi al fianco di Roma a dare il suo contributo decisivo all’industria cinematografica italiana, che è sempre il racconto del Paese, delle sue paure e delle sue speranze. 

Andrea Cecchi